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OSSERVAZIONI SUL CONFINE DEL SE’ NELL’INFERTILITA’ PRIMARIA PSICOGENA

C. Renzi et al.

Articolo pubb. su Med. Psicosom. Vol.40, 4, ott-dic 1995:269-285


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RIASSUNTO

Questo studio si propone di indagare la stabilità dell'immagine di sé e gli eventuali livelli di alterazione nella consapevolezza dei confini del proprio corpo, inteso come fondamentale mediatore fra il Sé e il mondo esterno. L'analisi dei confini del Sé è stata condotta su un campione di 16 donne con infertilità primaria psicogena, age-range 20/40 anni, e 17 soggetti sani, di sesso femminile, omogenei per età. Sono state analizzate le risposte al Test di Rorschach per l'evidenziazione dei contenuti di Barriera e Penetrazione, secondo il metodo di Fisher e Cleveland, e tali contenuti sono stati ampliati ulteriormente con la valutazione delle dimensioni Confine statico/Confine dinamico di Saraceni e Ruggeri. Al Rorschach è stata poi affiancata l'analisi delle rappresentazioni fornite al reattivo di Disegno della Figura Umana, di K. Machover. La percezione psicologica dei confini del proprio corpo risulta deficitaria nel campione di soggetti con infertilità: la dimensione del Confine statico appare nettamente carente, con una forte penalizzazione a carico dei contenuti di Barriera. Ciò fa presupporre una scarsa coesione dell'assetto psicosomatico in questi soggetti e un cedimento delle funzioni difensive agite dal proprio corpo. Questo dato trova anche conferma nell'analisi dei disegni, da cui emerge l'esistenza di un serio disturbo nella concezione del proprio schema corporeo.

ETA' E PERCEZIONE DEL BENESSERE PSICOFISICO.
ANALISI DI UN CAMPIONE DI DONNE LAVORATRICI

C. Renzi et al.

Articolo pubb. su Acta Med. Rom.,33, 1995

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RIASSUNTO

Questo studio nasce da una collaborazione tra l'Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Università Cattolica, l'Assessorato al Personale e Problemi del Lavoro-Regione Lazio e il Dopolavoro dipendenti Regione Lazio nell'ambito del progetto pilota "Implicazioni sociali che il benessere psicofisico riveste nell'attività lavorativa del personale della Regione Lazio" Il campione oggetto del nostro studio è costituito interamente da donne dipendenti della Regione Lazio che hanno partecipato volontariamente alle indagini diagnostiche di tipo ginecologico e psicologico e alle attività preventive previste dallo studio.
Le osservazioni qui riportate sono parte di uno studio più generale finalizzato all'analisi dei fattori che condizionano lo stato di benessere psicofisico delle donne lavoratrici. A tal fine lo studio è stato articolato lungo le seguenti linee: Conferenze su argomenti di carattere sociosanitario per sensibilizzare i soggetti sulle problematiche preventive di carattere medico e psicologico; Screening clinici per ciascuna dipendente, mediante effettuazione del pap-test, visita ginecologica e senologica, presso il policlinico Gemelli; Corsi di auto palpazione del seno effettuati presso la sede della Regione Lazio; Test psicologici, effettuati presso le sedi della Regione Lazio, tesi a valutare il rapporto tra individuo e malattia. I test psicologici utilizzati sono stati scelti in quanto rappresentano, sulla base della letteratura esistente, strumenti di autovalutazione di facile applicabilità in ambito collettivo. Questi si prestano ad individuare la presenza e l'influenza di disturbi psicologici inerenti principalmente allo spettro ansioso-depressivo. Punto di partenza è stata l'analisi delle attitudini di base riguardo alla salute e le possibili implicazioni emotive, secondo due importanti dimensioni, l'ansia e la depressione, correlate alla disponibilità individuale verso l'approfondimento diagnostico, la relazione medico-paziente e l'eventuale vissuto di malattia. All'interno del campione totale si sono differenziati due gruppi costituiti rispettivamente da soggetti che hanno eseguito tutto il protocollo diagnostico previsto, e da soggetti che hanno eseguito esclusivamente i reattivi psicologici. Il campione oggetto del presente studio è costituito dai soggetti che hanno completato tutti gli accertamenti.

PERCEZIONE DI SE' E IMMAGINE CORPOREA NELL'INFERTILITA' s.c.
Uno studio attraverso il Disegno della Figura Umana (D.A.P. di K. Machover).

C. Renzi

Articolo pubb. su Acta Med. Rom., 33, 1995

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RIASSUNTO

E' stato preso in considerazione un gruppo di 20 donne, di eta' compresa fra i 20 e i 49 anni, con diagnosi di Infertilita' Primaria sine causa; ognuno di questi soggetti aveva avuto aborti pregressi ( in media 3 ciascuno). Tutte queste donne hanno eseguito il Test di Disegno della Figura Umana (D.A.P. Test) di K. Machover; la somministrazione del reattivo e' stata effettuata individualmente, con le seguenti modalita': foglio bianco e matita, evitamento di colori e gomme da cancellare, consegna del tipo: "Disegni, per favore, una persona". Al momento dell'esecuzione del test, nessuna delle donne era in gravidanza e ad una distanza media superiore a sei mesi dall'ultima gravidanza abortiva. A questo campione e' stato poi confrontato un gruppo di controllo, costituito da 20 donne, di eta' compresa fra i 20 e i 45 anni, che non avevano mai presentato patologie simili. Anche questo gruppo ha eseguito il medesimo reattivo grafico, secondo le stesse modalita'. Scopo dello studio era la rilevazione e la valutazione del vissuto di immagine corporea, in relazione a sé e alle figure di sesso opposto, nell'ipotesi che determinate aree di conflitto, relative alla percezione ed alla rappresentazione dello schema corporeo, potessero maggiormente evidenziarsi in questo gruppo, diversamente da altri soggetti non aventi le stesse caratteristiche. Il vissuto di immagine corporea, considerato come elemento caratterizzante nell'ambito del profilo di personalità, non risulta molto indagato nello specifico settore dell'infertilità primaria s.c., in contrasto alla numerosità degli studi effettuati, invece, in tal senso, sulle donne in gravidanza. Se è vero, così come ampiamente dimostrato, che lo schema corporeo, percepito soggettivamente, subisce modificazioni in conseguenza dei cambiamenti che possono verificarsi nello stato e nell'assetto generale del corpo, si può ragionevolmente supporre che particolari vissuti della propria immagine corporea caratterizzino ed influenzino determinati quadri patologici funzionali. In tale direzione si è dispiegata l'indagine di cui trattiamo.

LA FUNZIONE RIPRODUTTIVA DELLA DONNA:
ASPETTI SOCIO-CULTURALI ED INTERDISCIPLINARI.
(Brevi cenni sulla storia del parto)

C. RENZI et al.

art. pubblicato su: Acta Med. Rom., 33, 1995

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Riassunto

Nel periodo storico che va dal secolo XVII alla fine del XIX, in Europa, nell’ambito delle cosiddette società “tradizionali”, la vita della donna media era regolata quasi esclusivamente dall’alternanza dei cicli biologici legati alla funzione riproduttiva. Le norme che regolavano l'esperienza della gravidanza e del parto sancivano innanzitutto l'appartenenza di questa alla cultura del gruppo femminile, all'interno della quale erano stabiliti ruoli e modalità d'intervento dei soggetti coinvolti. Si iniziava dalle prime fasi del travaglio, che veniva "aiutato" con manipolazioni esterne e interne: si passava dalle pressioni con le mani sul ventre della madre, allo scopo di aumentare le contrazioni, alle dilatazioni della vagina e della cervice uterina, sempre allo scopo di affrettare la discesa del feto lungo il canale del parto. Le donne iniziarono a occuparsi della qualità dell'esperienza del parto e gradualmente acquistò rilevanza la necessità di porre attenzione agli aspetti affettivi della nascita che erano stati disattesi e trascurati nella società tradizionale. Quando, già nella seconda metà del 1800, si giunse a conside­rare l'esperienza della nascita come la proiezione nella sala parto delle relazioni affettive più ampie all'interno della famiglia, si creò una nuova dimensione emotiva, il cui successivo radicamento permise l'abbandono definitivo della freddezza e della rigidità delle regole tradizionali. In altre parole, già nel 1930 esistevano le tecniche per permettere alla gestante un maggiore controllo personale su ogni aspetto del processo del parto. Dalla prima metà del XX secolo in poi, grazie ai rapidi progressi delle scienze mediche, al radicamento e alla sempre maggiore diffusione delle discipline psicologiche e a numerosi cambiamenti sociali, i vissuti femminili della gravidanza e del parto hanno subito trasformazioni radicali. Nella prima metà del secolo l'indagine psicosomatica, arricchita dai contributi della ricerca medica, ma soprattutto dalle formulazioni della psicoanalisi, dà luogo al concetto di specificità che trova molteplici interpretazioni e significati. Nel campo della psicosomatica della donna oggi si esprime in modo particolare una esigenza integrativa sui disturbi derivati e connessi alle funzioni del ciclo vitale (pubertà, adolescenza, funzione sessuale, funzione riproduttiva, menopausa), probabilmente per una serie di motivazioni relative sia all'in­tervento medico, sia alla richiesta delle donne stesse.